Lettera al consiglio
15 ottobre 2008Carissimo Presidente e carissimi consiglieri,
mi spiace non poter essere con voi stasera; dal 22 settembre frequento Ingegneria Informatica all’università di Torvergata a Roma, per cui sono fisicamente distante da voi, sebbene intimamente sempre legato a voi, che considero la mia seconda famiglia.
Assieme a questa lettera ho fatto pervenire al presidente la lettera di dimissioni dall’incarico di consigliere; tuttavia volevo lasciarvi due parole per esprimervi il mio punto di vista sulla attuale condizione dell’Azione Cattolica.
Vorrei esprimere in modo diretto il mio pensiero, sperando di non offendere nessuno, tuttalpiù far riflettere, in modo da poter tornare ad essere nuovamente una splendida associazione come quella alla quale anni fa decisi di aderire.
Vi prego di fare attenzione, non intendo dire che le colpe siano nell’attuale gestione dell’Azione Cattolica, infatti considero l’attuale condizione come la risultate di un insieme di fattori: la colpa è un po’ di ognuno di noi, Azione Cattolica.
Penso sia ben visibile una decisa e sempre maggiore spaccatura all’interno dell’associazione, che in prima battuta si manifesta con un diverso modo di vivere l’associazione; in particolare noto che i rapporti sono divenuti tesi, freddi e, forse non propriamente veritieri. Cause di ciò sono, secondo me, una serie di vicende non gestite al meglio. Mi piace ricordare quando l’A.C. come quel posto sereno e tranquillo, dove si passava del tempo in amicizia ed allegria.
Noto che non si è più un gruppo compatto, e molto spesso si ricorre alla tecnica del “parlare alle spalle” (o dello “sparlare”), che è quanto di peggio possa accadere all’interno di una associazione. È proprio per questo che alcune situazioni siano degenerate, poiché si sono affidate a realtà distorte. In un gruppo di amici e persone che si vogliono bene, non si cerca di “sparlare”, ma, al contrario, si cerca il dialogo chiarificatore, come mezzo di intesa comune e di accordo. La stessa cosa deve accadere in questa grande famiglia, quale è l’Azione Cattolica.
Il mio non vuol essere un puntare un dito contro nessuno, poiché in un’associazione la colpa non è mai di un singolo o di un gruppo ristretto, ma è sempre di ognuno un poco. (Scusate se mi ripeto).
La base del problema, secondo me, è la comunicazione, che ritengo attualmente sia portata ai minimi termini; mi riferisco alla comunicazione interna, tra i membri dell’associazione stessa. Dovremmo puntare molto più sul dialogo tra di noi, sia per aiutarci nell’organizzazione degli eventi, sia per chiarire dubbi, per spiegare malintesi e per eliminare fraintendimenti.
C’è bisogno di parlare e di confrontarsi. Bisogna far si che il dialogo avvenga in maniera quasi spontanea, per chiarire situazioni, per porre rimedi a litigi, per evitare che le cose non vengano fatte per paura dei possibili pensieri degli altri.
Dovremmo comunicare un po’ meglio e, soprattutto, imparare ad ascoltare. Per tutti i problemi esistenti, dovremmo sederci a tavolino, per affrontarli insieme ed essere in grado di andare gli stessi per trovarvi rimedio. Ricordo che sin dai primi anni in A.C. mi è stato detto che il dialogo è alla base dei nostri rapporti, che bisogna comunicare per poter collaborare e che dal confronto tra idee possono nascere idee ancora migliori.
Oltre ai problemi circa la comunicazione all’interno dell’associazione, quanto realmente mi spiace è vedere le persone a me care, che iniziano ad irrigidirsi, che si guardano con sospetto, che non sono più sicure degli amici con i quali sono cresciuti. Mi spiace sentire che l’aria sia tesa e parte della tranquillità sia andata persa. Mi spiace sapere che questo accade anche in Azione Cattolica.
Per quanto riguarda il consiglio di Azione Cattolica penso si dovrebbe concretizzare la proposta del presidente di avere un numero più elevato e costante di consigli. Questo per avere un appuntamento fisso (ad esempio un consiglio ogni due mesi) per poter ottimizzare, discutere e pianificare le varie attività dell’A.C.. Un punto di riferimento serve per alleggerire il carico organizzativo, per poter cogliere in tempo gli errori e porvi rimedio ed infine (ma non meno importante) creare maggiore coesione all’interno del gruppo Azione Cattolica.
Con questa lettera ho cercato di analizzare un po’ la situazione interna dell’associazione, per fornirvi, da consigliere uscente, dei punti sui quali iniziare a lavorare. Ho voluto analizzare in generale le situazioni, perché ritengo la colpa non sia importante quanto la volontà di riconciliare e rimediare.
Spero che le cose in Azione Cattolica possano andare sempre meglio, fino a ritrovare quella magica armonia che da sempre è stata la caratteristica principale dell’associazione.
Chiedo scusa per avervi rubato del tempo prezioso, e spero che le mie parole siano state utili non solo per far perdere un po’ di voce al presidente (o di chi leggerà la presente), ma anche per far riflettere voi tutti.
A tutti un grossissimo saluto,
Matteo Nardelli
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